I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Prima parte: Una televisione culturale

Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è una delle reti televisive generaliste che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico. Per anni Rete 4 è stata considerata dagli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che in realtà nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito. 

In questa serie ripercorreremo la storia di questa emittente, dagli albori arrivando agli anni recenti. In questa prima parte si approfondirà l'aspetto meno conosciuto dell'emittente: la sua fondazione e i primi anni di vita quando gli allora fondatori e proprietari (il gruppo Mondadori, il gruppo L'Espresso e l'editore Perrone) decisero di sfidare la Rai e il network Canale 5 proponendo una televisione di carattere culturale.

Una televisione culturale

Rete 4 nasce ufficialmente il 4 gennaio del 1982, quando nel far west dell’etere di televisioni locali che nascevano e morivano nel giro di pochi mesi la Mondadori (già a capo di un circuito televisivo interregionale chiamato "Telemond"), il gruppo Editoriale L’Espresso di Carlo Caracciolo (anche a capo della concessionaria pubblicitaria Manzoni la quale curava i rapporti con gli inserzionisti) e l’editore Carlo Maria Perrone unirono i loro mezzi, le loro competenze ed il loro know-how creando il network televisivo Rete 4.
Per poter trasmettere a livello nazionale (negli anni 80 la trasmissione a livello nazionale era consentita alla sola Rai), si adottò la tecnica già sperimentata con successo da Berlusconi per Canale 5 e Rusconi per Italia 1. Grazie a varie emittenti locali disseminate nel territorio nazionale (molte di proprietà della Mondadori, altre semplici affiliate) che trasmettevano allo stesso orario lo stesso programma, si crea di fatto un circuito televisivo che andava ad aggirare la legge che impediva la trasmissione a livello nazionale alle emittenti private.

Già dalla nascita, la nuova stazione televisiva era stata definita la rete della borghesia italiana, non solo per l’assetto societario, ma anche per la linea editoriale che la proprietà le aveva dato: un’emittente di carattere culturale, votata all’approfondimento, all’informazione, ai documentari ed al cinema d'autore, senza trascurare gli eventi sportivi, l’intrattenimento ed i cartoni animati tipici della televisione generalista.

Con il nome si voleva presidiare il tasto numero 4 del telecomando (fino a quel momento ad appannaggio della televisione regionale principale), proprio tra i tre canali Rai e il network Canale 5 che nel frattempo stava diventando gigante. Una posizione strategica al fine di poter competere con i nascenti network privati.

La Rai (che in seguito alla riforma del 1975 cambiò i nomi delle sue emittenti in Rete 1, Rete 2 e Rete 3), pochi mesi dopo la nascita della nuovo network privato (che sulla carta faceva davvero paura), decise di rinominare le sue emittenti in Rai 1, Rai 2 e Rai 3 (nomi utilizzati tuttora) proprio per evitare ogni riferimento alla nuova realtà televisiva.
 

Al lancio dell’emittente furono ingaggiati i più grandi nomi del giornalismo italiano: da Giorgio Bocca (il quale condusse un programma di approfondimento) ad Enzo Biagi (il quale curò le interviste dell’emittente ed una sorta di cineforum-approfondimento ai film che l’emittente mandava in onda).
Anche Maurizio Costanzo fece parte della nascente televisione, il quale dopo un periodo di sperimentazione in varie emittenti regionali, creò l’iconico “Maurizio Costanzo Show”. A questi si aggiunsero personaggi del calibro di Loretta Goggi (la quale condusse il primo varietà dell’emittente "Gran varietà"), Luciano Salce, Pippo Baudo, Sandro Mazzola, Piero Ottone e Paolo Panelli.

Direttore artistico del primo ciclo di Rete 4 era Enzo Tortora il quale oltre ad essere conduttore del rotocalco “Cipria” fece acquistare i diritti di numerose telenovelas sudamericane (al tempo molto in voga in Italia), ma anche i diritti di numerosi serial statunitensi (quali "Dynasty" e "Venti di Guerra"). Inoltre grazie ad accordi con il gruppo Disney furono acquistati i diritti in esclusiva di alcune serie e cartoni animati dell’omonimo gruppo.

Anche se le intenzioni della proprietà erano quelle di proporre un’emittente di carattere culturale alternativa sia alla Rai che a Canale 5, spesso e volentieri Rete 4 proponeva una sorta di controprogrammazione al network di Silvio Berlusconi. Ad esempio nella stessa sera in cui Canale 5 proponeva il seriel "Dallas", Rete 4 trasmetteva il serial "Dynasty"; quando il biscione proponeva "Superflash" con Mike Bongiorno, Rete 4 programmava “Un milione al secondo” condotto dall rivale-amico Pippo Baudo. Inoltre il sabato sera mentre Canale 5 proponeva lo show di punta “Risatissima”, Rete 4 controproggrammava “Stupidissima”: un collage di spezzoni tratti da vecchi film comici interpretati da attori in larga parte presenti nel cast della trasmissione del biscione.

Tuttavia, nonostante la concorrenza implicitamente dichiarata al gruppo Fininvest, la vera punta di diamante di Rete 4 erano i film. Infatti la prima visione assoluta per l’Italia del film "Guerre Spaziali" di George Lucas avvenne proprio su Rete 4 nel dicembre del 1983. Inoltre sempre nella Rete 4 mondadoriana furono trasmessi numerosi Blockbuster di successo negli anni 70 ed inizio anni 80.
 
 

L'acquisizione di Berlusconi

Nonostante le grandi ambizioni, nonostante le ingenti campagne acquisti di personaggi famosi, giornalisti e diritti tv, nel giro di pochi mesi l’emittente era oberata di debiti. Inoltre competere con il gruppo Fininvest stava diventando sempre più complicato. In pochi anni, grazie ad una politica dei prezzi degli spazi pubblicitari molto aggressiva, Berlusconi riuscì a far diventare il network Canale 5 una corazzata (al pari della più blasonata Rai 1) rendendo difficile qualsiasi possibilità di concorrenza ad alto livello. Inoltre nel 1983 il gruppo Fininvest acquistò dall’editore Edilio Rusconi l’emittente “Italia 1” facendola diventare la seconda rete del gruppo.
Per sanare la situazione sempre più ingestibile si decise di nominare direttore di rete Carlo Freccero (giovane manager televisivo già direttore di Canale 5 ed Italia 1 e grande conoscitore del mezzo televisivo). Nonostante nel mese di giugno del 1984 Freccero presentò la nuova programmazione maggiormente orientata all’informazione, il 27 agosto dello stesso anno il gruppo Fininvest acquisisce il 50% di Rete 4 (valutata al tempo in 30 miliardi di lire). Berlusconi si fece carico del pagamento dei debiti pregressi e del magazzino dei programmi (valutati per 105 miliardi di lire).
Nel nuovo assetto societario uscirono di scena Caracciolo e Perrone e rimase una comproprietà tra Berlusconi e la Mondadori.

La nuova strategia di Berlusconi (che nel frattempo era diventato proprietario di ben tre emittenti nazionali) era quella di dare dei target differenti ai suoi network. Se Canale 5 era il canale indirizzato alle famiglie, Italia 1 doveva essere maggiormente indirizzata ad un pubblico giovane e maschile. Per Rete 4 si decise che doveva avere un palinsesto maggiormente rivolto alle donne.
Nonostante i target di riferimento tutte e tre le emittenti della Fininvest avevano un carattere generalista con un offerta di programmi trasversale.
L’indirizzo culturale della nuova Rete 4 berlusconiana venne definitivamente accantonato assumendo un’identità simile a quella delle altre due emittenti Fininvest. Ma di ciò che accadde durante il nuovo corso berlusconiano ne parleremo nel prossimo appuntamento de: I 40 anni di Rete 4.
 

 Se sei interessato alla storia di Rete 4 puoi seguire la
Seconda parte; Terza parte, Quarta parte e Quinta parte


 

 

2 commenti:

  1. La mossa di Berlusconi è stata formidabile.
    Si è trovato poi anche tutta la pubblicità indiretta tipo su Topolino. Fino a che non ha acquistato la stessa Mondadori XD

    Moz-

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    1. Vero.

      Peccato negli anni sia mancata una vera strategia da parte della Fininvest/Mediaset nei confronti di Rete 4. Un po come sta succedendo da diversi anni in Rai con Rai 2.

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