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Arriva Paramount +. L'ennesimo streaming in un sistema che sta per esplodere


Siete pronti a sborsare 10 euro per l’ennesimo servizio di streaming che ci promette un ampio catalogo di film, telefilm e show di cui la maggior parte di questi neanche guarderemo?
 
Pochi giorni fa è arrivato anche in Italia Paramount +. L’ennesimo servizio di streaming dell'omonimo colosso statunitense, che per il lancio in Italia ha anche ingaggiato attori del calibro di Carlo Verdone e Roberto Benigni.
 
Fa impressione il fatto che in un paese relativamente piccolo come è l’Italia, i grandi colossi dell’intrattenimento si siano buttati a capofitto nel mercato dello streaming, portando ad un’eccessiva frammentazione del mercato con l’ormai serio rischio di far saltare in aria tutto (i conti di Netflix parlano chiaro).
 
Ormai sono palesi agli occhi di molti numerose criticità su questi servizi e i dubbi sul fatto che un sistema del genere possa reggere a lungo anche in previsione dell’arrivo di ulteriori player.

L'insegnamento di Piero Angela

La morte di Piero Angela è stata uno shock per tutti, non solo per gli appassionati di scienza e documentari, ma soprattutto per quella generazione nata tra gli anni 80 e 90 e
cresciuta a pane e televisione. Nel medium oggi tanto bistrattato la nostra generazione ha potuto conoscere quelli che sono diventati i nostri miti e quando apprendiamo della loro morte ovviamente ci sentiamo scossi. E’ successo con Corrado, con Mike Bongiorno, con Fabrizio Frizzi, con Raffaella Carrà e tanti altri. Piero Angela è stato il volto della scienza in televisione. L’ha fatta conoscere, l’ha fatta apprezzare ai tanti e (grande merito) l’ha resa comprensibile a tutti.

La crisi dello streaming: Il giochino si è rotto?



Ma vi ricordate quando nel 2015 arrivò nel nostro paese a gran voce Netflix e tutti preannunciarono il funerale prematuro della televisione generalista? Sette anni dopo Rai e Mediaset dominano gli ascolti, Sky conserva i suoi abbonati storici (nonostante l'assenza del calcio), mentre i servizi di streaming che negli anni si sono moltiplicati come funghi cominciano ad avere le prime crisi di identità dalle quali sarà molto difficile riprendersi. 

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quinta parte: Una nuova identità


Quinto ed ultimo
appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti di linea editoriale, le vicende politiche e giudiziarie connesse alla rete, arrivando agli anni recenti: anni nei quali l'emittente Mediaset si sta imponendo come una stazione televisiva imperniata sull'informazione ed approfondimento in diretta concorrenza con La 7.
 
Nel precedente appuntamento abbiamo analizzato le problematiche sorte tra la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 2000, quando in seguito alla mancata assegnazione della concessione nazionale di trasmissione, Rete 4 venne giudicata a più riprese abusiva. Fu la politica (ed in particolare il Governo Berlusconi) con una serie di leggi ad hoc a permettere a l network berlusconiano di poter esistere e continuare a trasmettere (anche a discapito di altri network che avevano ottenuto la concessione nazionale).
Inoltre in seguito ad un corposo taglio di budget operato dal management Mediaset (a vantaggio delle altre reti del gruppo) e dalla scelta di riposizionare l'emittente su un target adulto, Rete 4 comincia a soffrire della crisi di ascolti arrivando in poco tempo a dimezzare lo share medio di ascolto.
Con l'abbandono della direzione del TG4 di Emilio Fede e l'arrivo alla direzione di rete di Sebastiano Lombardi, Rete 4 sembra prendere un nuovo corso.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede


Quarto appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti editoriali e le vicende editoriali politiche e giudiziarie connesse arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel precedente appuntamento abbiamo raccontato come negli anni anni 90, grazie alla Legge Mammì i network nazionali privati (Rete 4 compresa) sono stati legittimati a trasmettere. In questo decennio la terza rete televisiva della Fininvest (poi nel 1996 divenuta Mediaset), ha vissuto due cambiamenti di linea editoriale. 
Se nella prima metà degli anni 90 è stata l'emittente italiana di riferimento per telenovelas e soap opera, nella seconda metà del decennio, durante la direzione di Vittorio Giovanelli, Rete 4 è stata trasformata in una rete dedicata prevalentemente all'intrattenimento per tutta la famiglia in diretta concorrenza con le ammiraglie Rai, Mediaset e Tele Monte Carlo.
Tuttavia già dall'inizio del decennio l'eccessiva concentrazione di canali televisivi nazionali da parte di un solo editore (la Fininvest/Mediaset) stava causando problemi di tipo giuridico.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo


Terzo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che l'emittente ha vissuto, i cambiamenti editoriali, le vicende giudiziarie arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel secondo appuntamento abbiamo raccontato la vita dell'emittente a cavallo tra il 1985 e il 1990: anni in cui l'eredita di Rete 4 è stata raccolta dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. Anni non facili per la terza emittente del gruppo alle prese con cambiamenti radicali di linea editoriale e l'oscuramento dei network commerciali deciso dei Pretori di Roma Torino e Pescara. 
A risolvere la situazione intervennero i Governi dell'epoca: prima con i Decreti Berlusconi che consentivano (seppur transitoriamente) la prosecuzione delle trasmissioni dei network privati e infine dalla Legge Mammì che legalizzava la presenza nell'etere delle emittenti televisive nazionali.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest


Secondo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti di indirizzo, le vicende giudiziarie connesse, barrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento giornalistico.
 
Nel primo appuntamento abbiamo raccontato la volontà da parte del gruppo Mondadori, il gruppo editoriale de L'Espresso e l'editore Carlo Maria Perrone di sviluppare un network televisivo nazionale imperniato sulla cultura e l'approfondimento. Inoltre sono stati raccontati i primi anni di vita del network, fatti di onerose acquisizioni di diritti e ingaggi di personaggi famosi. Nonostante i primi successi, le ambizioni della nuova rete si sono scontrate contro una concorrenza agguerritissima ed alcune scelte editoriali sbagliate.
A "salvare" la rete intervenne Silvio Berlusconi il quale con la Fininvest nell'agosto del 1984 acquisì il 50% dell'emittente facendosi carico dei debiti accumulati. Con l'entrata di scena di Berlusconi escono dall'assetto societario sia il gruppo editoriale L'Espresso di Carlo Caracciolo che Carlo Maria Perrone, mentre rimase la Mondadori in una gestione combinata con la Fininvest.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Prima parte: Una televisione culturale

Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è una delle reti televisive generaliste che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico. Per anni Rete 4 è stata considerata dagli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che in realtà nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito. 

In questa serie ripercorreremo la storia di questa emittente, dagli albori arrivando agli anni recenti. In questa prima parte si approfondirà l'aspetto meno conosciuto dell'emittente: la sua fondazione e i primi anni di vita quando gli allora fondatori e proprietari (il gruppo Mondadori, il gruppo L'Espresso e l'editore Perrone) decisero di sfidare la Rai e il network Canale 5 proponendo una televisione di carattere culturale.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset

 


Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è l’emittente del gruppo Mediaset che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico (in diretta concorrenza con La7).

Per anni è stata considerata dai critici e gli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che Rete 4 nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito.

Come quasi tutte le televisioni generaliste, anche Rete 4 soffre della crisi di ascolti che sta attanagliando un po' tutta la televisione lineare ma ancora oggi la terza emittente del gruppo Mediaset è fedelmente seguita da un pubblico prevalentemente anziano (a cui una parte della programmazione è rivolta)

In occasione dei 40 anni dalla nascita dell'emittente, ripercorreremo la storia, i cambiamenti di proprietà, i tanti cambi di linea editoriale, i guai giudiziari che la rete ha vissuto, arrivando agli anni recenti, quando in una strategia di riposizionamento, il management Mediaset ha deciso di focalizzare l’emittente sull’informazione e l'approfondimento giornalistico in diretta concorrenza con La7.

 

Prima Parte: Una televisione culturale

Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest

Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo

Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede

Quinta parte: Una nuova identità


L'assurda storia dei Jalisse. Da star musicali europee a meteore


Ricordate il duo musicale dei Jalisse? Da quasi sconosciuti, senza alcuna casa discografica d’appoggio vinsero la 47^ edizione del Festival di Sanremo contro una concorrenza agguerritissima.
Seguirono un ottimo quarto posto all’Eurovision Song Contest del 1997 (erano tra i favoriti alla vittoria) ed un oblio musicale che dura da più di vent’anni. Recentemente hanno fatto scalpore le parole di Alessandra Drusian e Fabio Ricci i quali hanno reso noto che il loro duo ha presentato negli ultimi anni, ben 25 canzoni inedite da portare al Festival di Sanremo. Tutte scartate. Che queste canzoni non fossero tutte all’altezza della kermesse canora? Mah.

-STORIE DI TELEVISIONE- Quelli che...il calcio. Storia di una trasmissione iconica uccisa dal calcio spezzatino

Era il 26 settembre del 1993 quando sui teleschermi di Rai 3 prese il via una trasmissione sperimentale che sarebbe dovuta durare pochi mesi e che invece è rimasta in onda ininterrottamente per quasi 30 anni. Stiamo parlando di "Quelli che il calcio". Trasmissione a metà strada tra l'informazione sportivo-calcistica e l'intrattenimento, che negli anni ha fatto numerosi ascolti, rivoluzionato il racconto del calcio in televisione, ha vinto premi e riconoscimenti e lanciato le carriere di numerosi personaggi comici.

È la stagione dei flop! Ripercorriamo tutti i fiaschi televisivi della stagione autunnale appena conclusa

Era stata annunciata come l'annata delle nuove produzioni e del rilancio della televisione generalista invece la stagione televisiva autunnale che si appresta al termine sarà ricordata come una delle più disgraziate dal punto di vista dei contenuti televisivi e degli ascolti.

Alcuni programmi erano stati annunciati in pompa magna, su altri addirittura si parlava di eventi di stagione ed invece il pubblico ha preferito snobbare questi nuovi prodotti in favore dell'usato sicuro e delle piattaforme Over The Top che cominciano veramente a far paura.

In questo articolo elenchiamo tutti i flop televisivi della stagione appena archiviata.

Ecatombe del digitale

Il refraiming del digitale terrestre attualmente in corso in Sardegna (la procedura di liberazione di parte di parte dello spettro di frequenze fino ad ad oggi utilizzate dalla televisione e che dal 2023 saranno destinate alla telefonia mobile 5G) ha mostrato per l’ennesima volta tutte le falle del sistema del digitale terrestre: una tecnologia ormai ventennale ma nata vecchia, con grossi limiti tecnologici al quale il progredire della tecnologia sta rendendo evidenti tutti i suoi limiti.
Nell’attuale procedure di refraiming si è deciso in attesa del definitivo passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (che forse avverrà nel 2023) di accentrare le varie emittenti sorte negli anni in meno frequenze. 
Così come è stato nel primo switch off del 2008 la Sardegna sta facendo da apripista  e tutto ciò sta causando molti problemi.

Un ricordo su Giampiero Galeazzi

Non è necessario essere un appassionato di sport per non aver apprezzato il talento, la verve e la capacità comunicativa di Giampiero Galeazzi, decano dei giornalisti sportivi di una Rai che ormai diventa sempre più un ricordo sbiadito. Una Rai dove si faceva televisione non solo per soldi ma sopratutto per passione.

Galeazzi aveva il merito di saper coniugare il giornalismo sportivo all'intrattenimento rendendo piacevole il racconto sportivo anche a chi di sport capiva ben poco. Pochi giornalisti sportivi sono riusciti in questo compito. Neanche gli iper osannati Fabio Caressa e Sandro Piccinini che ormai parlano a memoria o a suon di tormentoni. Forse solo Pierluigi Pardo gli si avvicina.

I 60 anni di Rai 2 in 15 momenti topici


Il 4 novembre 1961 il panorama televisivo italiano dominato dalla Rai con il solo Programma Nazionale fu scosso da una piccola rivoluzione: la nascita del Secondo Programma (quella che oggi è meglio conosciuta come Rai 2).

La storia della seconda rete televisiva della Rai è molto affascinante e piena di suggestioni. La sua vita ha conosciuto cambi di identità, rivoluzioni e stravolgimenti. Se nelle intenzioni iniziali dei dirigenti Rai, il Secondo Programma doveva essere una rete con un minore budget e lo spazio dove far crescere le nuove leve dell'intrattenimento televisivo; con la liberalizzazione del panorama televisivo e la frammentazione dell'offerta televisiva, la seconda rete Rai (pur conservano quell'impianto tipico della televisione generalista) si è specializzata verso un target giovanile (in diretta concorrenza con Italia1), in parte riuscendovi in parte meno.

In questo post vorrei celebrare i 60 anni di Rai 2 raccogliendo i quindici momenti più topici della rete cadetta Rai, per poi fare una riflessione su cosa è quest’emittente e del perché oggi molti studiosi di televisione sostengano quasi all'unisono che questa debba essere una rete da riformare.

Le parole di Piero Angela sull'omosessualità sono le più belle pagine della RAI negli ultimi anni

 
"Finalmente le coppie omosessuali hanno potuto trovare una liberazione da una repressione terribile che è durata lungo tutta la storia" […] "Le coppie omosessuali fanno esattamente lo stesso percorso di quelle eterosessuali: attrazione, innamoramento, gelosia, vita di coppia, figli, hanno sentimenti, amori e passioni".

Queste sono le parole dette domenica scorsa in prima serata su Raitre da Piero Angela, il quale nella presentazione dei nuovi speciali di Superquark dedicati all'amore ed al sesso ha indirettamente scritto una delle pagine più belle della storia della Rai negli ultimi anni.

Il caso Ambra Angiolini - Striscia la Notizia. Alcune considerazioni: da cosa è la satira alla Incontrada

Il teatrino di polemiche attorno al tapiro d'oro consegnato da Striscia la Notizia la settimana scorsa ad Ambra Angiolini è un qualcosa di aberrante da quaslsiasi punto di vista si guardi questa storia.

La storia la conosciamo tutti. La Angiolini viene tradita dall'ex compagno Massimiliano Allegri, la cosa si viene a sapere dai giornali scandalistici e si fa dell'umorismo spicciolo sui social per giorni.
Niente di nuovo. Le polemiche che hanno coinvolto la figlia di Ambra Angolini, Striscia la Notizia e Vanessa Incontrada invece sono molto interessanti e fanno sorgere delle considerazioni interessanti.

Considerazione uno: La satira è satira

Il tapiro d'oro di Striscia la Notizia è un "riconoscimento" che viene dato a quel personaggio famoso che ha fatto qualche grave gaffe, si è reso protagonista di un episodio spiacevole oppure ha avuto un evento che lo fa stare con il muso a terra (come un tapiro). Ci sono i vip che farebbero carte false pur di averne uno e chi invece lo rifiuta con le reazioni più violente. A giudicare dal filmato trasmesso e dai fuori onda pubblicati si vede un'Ambra Angiolini sorridente e che ha reagito con grande intelligenza alle continue frecciate di Staffelli e del suo burattinaio (Antonio Ricci).

Si possono rimproverare gli autori di Striscia la notizia per il mancato tatto mostrato (e questo sarà oggetto della seconda considerazione), ma questa critica sarebbe un po' tardiva. Nel 2009 Staffelli consegnarò un tapiro a Marco Borriello a pochi giorni dalle corna rifilategli da Belen Rodriguez e non ricordo le polemiche femministe che si sono sollevate in questi giorni.

Considerazione due: Il mancato tatto

Va bene! La satira non guarda niente e nessuno, ma c'è una cosa in cui anche la satira più spietata dovrebbe fermarsi: il dolore. La storia della Angelini è molto triste. Stiamo parlando della fine di una relazione sentimentale e amorosa fatta di tradimenti subiti e venuti a sapere tramite un giornale scandalistico diretto da un signore che fa il moralista di professione.
Lessi tempo fa un'articolo di psicologia dove si paragonava la fine di un'amicizia o la fine di una storia d'amore come ad un lutto subito. Voi scherzereste mai con una persona che ha appena subito un lutto? Io non credo.

Considerazione tre: La non satira di Striscia la Notizia

Ormai siamo talmente narcotizzati dall'eccesso di politicamente corretto a tal punto da considerare Striscia la Notizia, Pio e Amedeo e Le Iene come politicamente scorretti e satirici.
Quella di Striscia la Notizia è sempre stata una "satira" molto pettinata, per niente scorretta e ancorata a logiche estremamente commerciali (del resto non si resiste 30 anni nella televisione del Cavaliere se fai satira politicamente scorretta).
Non si può considerare satira qualche meme preso dalla rete, intervallato da qualche striscione negli stadi a qualche fuorionda di qualche giornalista o a qualche ingiustizia subita.
Molti critici accusano il gruppo autorale di Antonio Ricci di essere rimasto fermo agli anni 90. Io credo che questo sia un ragionamento riduttivo in quanto in quel decennio Striscia la Notizia era tutt'altra trasmissione. Decisamente migliore.

Considerazione quattro: Le battutine di Vanessa Incontrada e le sue lamentele sul body shaming

Povera Vanessa Incontrada! Probabilmente starà vivendo male questa situazione! Ma cosa c'entra la Incontrada con tutto questo? Tempo fa la conduttrice spagnola si lamentò delle continue critiche che riceveva sul suo aspetto fisico. Lamentele legittime! Il body shaming è una delle cose più orrende che si possa fare ad una persona. Tuttavia chiunque si sarebbe aspettato una diversa reazione da parte della conduttrice di Striscia la Notizia di fronte ad un simile teatrino che ha visto vittima Ambra Angiolini. Un distinguo, una reazione, un silenzio. Invece ha preferito infierire con le solite battute scritte da qualcun altro! E la famosa solidarietà femminile tanto decantata ma poco applicata la si butta nel cesso per un piatto di lenticchie. Ancora una volta!

I migliori 25 episodi di Camera Cafè

Considero Camera Cafè una delle più geniali sit com realizzate in Italia. È una delle due serie televisive realizzate nel nostro paese realmente caustiche e politicamente scorrette (l'altra è Boris di cui ne parlerò in futuro).

Camera Cafè è l'esempio principale dell filone della water-cooler television: una tipologia di serie tv molto in voga nei primi anni 2000 fatta di mini episodi della durata di 4 - 5 minuti nei quali si riprendono le azioni degli attori che fissano una telecamera nascosta in un muro, una finestra, la televisione o in questo caso la macchinetta del caffè di un'azienda dell'hinterland milanese.

Camera cafè parla della vita degli impiegati di una piccola azienda lombarda i quali passano la maggior parte del loro tempo lavorativo davanti alla macchinetta del caffè a spettegolare, chiaccherare o scannarsi tra di loro.

Il format è nato in Francia e i diritti di produzione della sitcom sono stati esportati in vari paesi (Italia compresa). È proprio la versione italiana che ha conosciuto il maggiore successo e la maggiore longevità diventando un vero e proprio cult.

Così come successo con Boris la prima stagione della serie TV condivide il fatto che non essendo stata commissionata da nessuna rete televisiva, autori e registi hanno avuto massima libertà nella scrittura dei testi e nella scelta del cast (in larga parte formato da attori teatrali o attori semisconosciuti al grande pubblico). La presenza del duo Luca Bizzarri-Paolo Kessisoglu hanno reso appetibile la serie a Mediaset che l'ha trasmessa per cinque stagioni ma anche la Rai che ha trasmesso l'ultima stagione.

Tra pochi mesi la serie compirà 20 anni dalla prima messa in onda (la prima puntata andò in onda nell'ottobre del 2003) ma ancora oggi le repliche ottengono buoni ascolti ed in rete si sono formati gruppi di fan della serie.

Da pochi giorni su Prime Video sono finalmente disponibili gli oltre 1000 episodi delle prime quattro stagioni (la quinta è disponibile su Mediaset Play mentre la sesta su Rai Play). 

Approffitando dell'occasione vorrei consigliarvi i 25 episodi più caustici, più divertenti e politicamente scorretti delle cinque stagioni trasmesse tra il 2003 ed il 2012.

Che cosa vuol fare "da grande" Alessandro Cattelan?


Si è concluso ieri sera l'esperimento di "Da grande": il varietà che ha segnato l'arrivo di Alessandro Cattelan sull'austera ed ultrasessantenne Rai Uno, con il compito di avvivinare i giovani alla televisione generalista.

Con un dato medio di poco più del 12% di share e ascolti di poco sopra i due milioni possiamo definire le due serate come uno dei varietà meno visti della storia della Rai. 

L'idea del programma era anche molto avvincente (in una televisione fatta di scopiazzamenti e riproposizione di vecchie idee passate): indagare attraverso i vari ospiti in quale frangente della loro vita si sono sentiti veramente "grandi" (perchè un conto è diventare adulti a 18 anni, un altro è diventare consapevolvemente grandi).
Questo programma voleva parlare (o almeno quello era l'intento) direttamente alla generazione di chi è nato negli anni 80 (la famosa generazione di eterni ragazzini) e che in questo decennio si appresta ad entrare nei primi 40 anni di vita, ma anche alla generazione di chi è nato negli anni 90 e nei primi anni 2000 i quali stanno cercando di impostare la loro vita con mille difficoltà.

Le intenzioni erano queste ma cosa è diventato realmente "Da grande"?

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande



Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.

È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese. 

In questa serie si ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti. Anni nei quali l'emittente terzopolista è riuscita ad imporsi ed essere considerata non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7

Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente

Terza parte: La narcotizzazione della rete

Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione

Quinta parte: la rivoluzione e i record di ascolto

Sesta parte: Un nuovo editore