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I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quinta parte: Una nuova identità
Quinto ed ultimo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti di linea editoriale, le vicende politiche e giudiziarie connesse alla rete, arrivando agli anni recenti: anni nei quali l'emittente Mediaset si sta imponendo come una stazione televisiva imperniata sull'informazione ed approfondimento in diretta concorrenza con La 7.
I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede
Quarto appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti editoriali e le vicende editoriali politiche e giudiziarie connesse arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento.
I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo
Terzo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che l'emittente ha vissuto, i cambiamenti editoriali, le vicende giudiziarie arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento.
Nel secondo appuntamento abbiamo raccontato la vita dell'emittente a cavallo tra il 1985 e il 1990: anni in cui l'eredita di Rete 4 è stata raccolta dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. Anni non facili per la terza emittente del gruppo alle prese con cambiamenti radicali di linea editoriale e l'oscuramento dei network commerciali deciso dei Pretori di Roma Torino e Pescara.
I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest
Secondo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti di indirizzo, le vicende giudiziarie connesse, barrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento giornalistico.
A "salvare" la rete intervenne Silvio Berlusconi il quale con la Fininvest nell'agosto del 1984 acquisì il 50% dell'emittente facendosi carico dei debiti accumulati. Con l'entrata di scena di Berlusconi escono dall'assetto societario sia il gruppo editoriale L'Espresso di Carlo Caracciolo che Carlo Maria Perrone, mentre rimase la Mondadori in una gestione combinata con la Fininvest.
I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Prima parte: Una televisione culturale
Oggi è una delle reti televisive generaliste che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico. Per anni Rete 4 è stata considerata dagli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che in realtà nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito.
In questa serie ripercorreremo la storia di questa emittente, dagli albori arrivando agli anni recenti. In questa prima parte si approfondirà l'aspetto meno conosciuto dell'emittente: la sua fondazione e i primi anni di vita quando gli allora fondatori e proprietari (il gruppo Mondadori, il gruppo L'Espresso e l'editore Perrone) decisero di sfidare la Rai e il network Canale 5 proponendo una televisione di carattere culturale.
I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset
Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza
rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto
interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti
proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa
in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.
Oggi è l’emittente del gruppo Mediaset che è maggiormente focalizzata
nell’informazione ed approfondimento giornalistico (in diretta concorrenza con La7).
Per anni è stata considerata dai critici e gli analisti televisivi come l’emittente delle
telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti
sanno che Rete 4 nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad
un pubblico adulto ed istruito.
Come quasi tutte le televisioni generaliste, anche Rete 4 soffre della crisi di ascolti che sta attanagliando un po' tutta la televisione lineare ma ancora oggi la terza emittente del gruppo Mediaset è fedelmente seguita da un pubblico prevalentemente anziano (a cui una parte della programmazione è rivolta)
In occasione dei 40 anni dalla nascita dell'emittente, ripercorreremo la storia, i cambiamenti di proprietà, i tanti cambi di linea editoriale, i guai giudiziari che la rete ha vissuto, arrivando agli anni recenti, quando in una strategia di riposizionamento, il management Mediaset ha deciso di focalizzare l’emittente sull’informazione e l'approfondimento giornalistico in diretta concorrenza con La7.
Prima Parte: Una televisione culturale
Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest
Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo
Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede
Quinta parte: Una nuova identità
L'assurda storia dei Jalisse. Da star musicali europee a meteore
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande
Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.
È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese.In questa serie si ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti. Anni nei quali l'emittente terzopolista è riuscita ad imporsi ed essere considerata non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.
Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7
Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente
Terza parte: La narcotizzazione della rete
Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione
Videolina si compra Sardegna Uno. Una panoramica sullo stato del sistema mediale isolano
Questa acquisizione è il frutto di una gestione scellerata di Sardegna Uno che negli anni è stata impoverita, poi indebitata e negli ultimi mesi ha rischiato un fallimento.
Con l'acquisizione da parte di Zuncheddu si potrebbero (il condizionale parlando di emittenza locale è d'obbligo) salvare le professionalità della storica emittente cagliaritana ma si creerebbe una posizione di monopolio unica in Italia (le uniche tre televisioni a livello regionale nelle mani di un solo editore). L'occasione è ghiotta per fare una piccola panoramica della situazione del sistema mediale (non più florido) della Sardegna.
-STORIE DI TELEVISIONE- Com'è cambiata la televisione italiana dopo l'undici settembre 2001?
L'11 settembre 2001 è una data storica della storia moderna. È una data spartiacque che divide il mondo tra un prima e un dopo. Molte cose si sono dette in questi 20 anni dalla sciagura dell'attentato terroristico del World Trade Center di New York.
Se la caduta del muro di Berlino ha segnato la fine di un'epoca fatta di scontri, la caduta delle torri gemelle in quel settembre di 20 anni fa ne apriva un'altra.
Sociologi, filosofi ed analisti hanno dibattuto su come la società sia cambiata in seguito a quell'attentato e come i bambini di allora (oggi adulti) siano stati condizionati da quell'attentato e dalla narrazione che se ne fece nei mesi successivi
Anche la televisione cambiò il suo linguaggio.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Sesta parte: Un nuovo editore
Sesto ed ultimo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti, nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.
Nel precedente appuntamento è stato analizzato il periodo
intercorso tra il 2010 e il 2013. Questi sono degli anni di gran fermento tra
nuove sperimentazioni (la nascita del canale La7d e le prime trasmissioni in
alta definizione), graditi ritorni (quello di Daria Bignardi) e di grandi
arrivi (su tutti quello di Enrico Mentana alla direzione del telegiornale).
È in questi anni che (complice la politica italiana che da un continuo
spettacolo di se) che La7 riesce ad essere sul pezzo con programmi a tema e
approfondimenti che interessano il pubblico e riescono ad imporsi nel loro genere tra i più seguiti.
Tuttavia la crisi economica all’interno del gruppo Telecom
Italia non lasciava spazio ad altre scelte se non quella di vendere l’ormai
storica emittente. Alla fine nel marzo del 2013 l’imprenditore Urbano Cairo,
(già concessionario della raccolta pubblicitaria) riesce ad
acquistare La7 per un importo di un milione di euro. «Ho preso una patata
bollente» dichiarerà Cairo subito dopo l’acquisizione, facendo riferimento alla situazione finanziaria di La7. Fatta l’acquisizione resta da disegnare la nuova
La7, restando comunque nel solco dell’informazione ed approfondimento
tracciato da Telecom Italia.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quinta parte: la rivoluzione e i record d'ascolto
Quinto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.
Nel precedente appuntamento sono stati approfonditi gli anni che vanno dal 2004 al 2010: periodo segnato in gran parte del dalla direzione di Antonio Campo Dall’Orto. È in quel periodo che l’emittente riesce a risvegliarsi dal coma profondo nel quale era stata indotta pochi mesi dopo la partenza sprint e grazie ad un mix di programmi di informazione e di intrattenimento (comunque legati all’attualità), riesce per la prima volta non solo a superare in ascolti Rai 3 e Rete 4 ma anche ad ottenere riconoscimenti e premi per le sue trasmissioni irriverenti e innovative.
Con la direzione di Lillo Tombolini si pensava ad un drastico ridimensionamento delle ambizioni della rete (il centro-destra guidato ancora una volta dal proprietario di Mediaset era di nuovo tornato al governo e pestare troppo i piedi a Berlusconi poteva rivelarsi controproducente per il core-businnes di Telecom Italia).
Tuttavia l’abile Tombolini (affiancato dall’amministratore delegato di rete Giovanni Stella), grazie ad una serie di tagli ad alcune trasmissioni considerate dispendiose (“Le invasioni barbariche” e “Markette”), la valorizzazione di alcune risorse della rete (Maurizio Crozza e Gad Lerner) e l’innesto di nuovi personaggi (Lilli Gruber e Victoria Cabello), riuscirono nel miracolo di tagliare i costi di produzione, producendo comunque dei prodotti di qualità con degli ascolti soddisfacenti.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione
In questo capitolo si vedrà che dopo due anni di narcotizzazione della rete, l’arrivo alla direzione di La7 di Antonio Campo dall’Orto, porta nuova linfa alla rete terzopolista (grazie a nuove produzioni e sperimentazioni), la quale tuttavia continuerà ad essere imperniata nell’informazione.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Terza parte: La narcotizzazione della rete
Nella puntata precedente è stato raccontato come la nascita di una rete giovane e di opposizione aveva spaventato i competitors di Rai e Mediaset ma anche il governo appena insediatosi il quale vedeva in La7 un potenziale nemico.
In questo appuntamento si approfondirà la gestione di La7 in seguito all'acquisizione di Telecom Italia da parte di Marco Tronchetti Provera. È già dall'autunno del 2001 che i progetti su La7 saranno ridiscussi, gli investimenti ridotti, gli show già venduti agli inserzionisti cancellati, arrivando ad una trasformazione dell'emittente in una sorta di all news all'italiana.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente
Secondo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel
quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie
epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito,
arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi come
una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.
Se nella prima puntata sono state analizzate le origini storiche di La7 partendo dall'antesignana Tele Monte Carlo, in questo appuntamento il focus verrà spostato verso i primi mesi di gestione dell’emittente terzopolista guidata dal tandem Seat Pagine Gialle – Telecom Italia; di come la nascita di un terzo polo televisivo avesse dato molto fastidio ai concorrenti, arrivando al nuovo assetto societario di Telecom Italia il quale ridiscute tutti i progetti e le ambizioni dell’emittente.
I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7
È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese.
In questa serie ho intenzione di ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi ed essere considerata dai più non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.
La vera storia dello skatepark di Sassari -terza parte-
Nuova puntata de :"la vera storia dello skatepark di Sassari". Un piccolo excursus storico dove -documenti alla mano- viene raccontata nel dettaglio la storia dell'impianto di skateboard e pattinaggio di Sassari, dalla sua costruzione, alle diverse gestioni susseguitesi arrivando ai giorni nostri.
Nella seconda parte abbiamo raccontato come subito dopo l'ultimazione dell'impianto il Comune decise di affidare provvisoriamente la struttura all'associazione Skate Bike Roller in attesa di un bando per la sua gestione.
Nascono molte polemiche alimentate da un gruppo di skater locali culminate in una serie di proteste, una shitstorm sui social e la divisione degli skater in due fazioni.
Nel frattempo la gara d'appalto giunge al termine e ad avere in gestione lo Skatepark è il Centro Sportivo Italiano (un importante ente di promozione sportiva di stampo cattolico).
Cosa succede in seguito?
La vera storia dello Skatepark di Sassari -seconda parte-
Secondo appuntamento de: "La vera storia dello skatepark di Sassari" con il quale si sviscera la tormentata storia dell'impianto di skateboard e pattinaggio presente a Sassari, dalle tante petizioni per la sua costruzione alle varie polemiche susseguitesi negli anni successivi.
Nella prima parte abbiamo analizzato come nei primi anni 2000 lo skateboarding diventò uno sport molto popolare anche in terra sarda e necessitavano delle strutture idonee alla sua pratica. Grazie a delle petizioni, a dei comitati e anche a delle giunte comunali lungimiranti anche Sassari si è potuta dotare di uno dei migliori skatepark presenti in Italia.
Cosa succede nei mesi a seguire?










