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Arriva Paramount +. L'ennesimo streaming in un sistema che sta per esplodere


Siete pronti a sborsare 10 euro per l’ennesimo servizio di streaming che ci promette un ampio catalogo di film, telefilm e show di cui la maggior parte di questi neanche guarderemo?
 
Pochi giorni fa è arrivato anche in Italia Paramount +. L’ennesimo servizio di streaming dell'omonimo colosso statunitense, che per il lancio in Italia ha anche ingaggiato attori del calibro di Carlo Verdone e Roberto Benigni.
 
Fa impressione il fatto che in un paese relativamente piccolo come è l’Italia, i grandi colossi dell’intrattenimento si siano buttati a capofitto nel mercato dello streaming, portando ad un’eccessiva frammentazione del mercato con l’ormai serio rischio di far saltare in aria tutto (i conti di Netflix parlano chiaro).
 
Ormai sono palesi agli occhi di molti numerose criticità su questi servizi e i dubbi sul fatto che un sistema del genere possa reggere a lungo anche in previsione dell’arrivo di ulteriori player.

Ma quante vacanze hanno per davvero gli insegnanti?


Ogni anno con l’avvio della stagione estiva si ripresenta la solita polemica degli insegnanti e dei tre mesi di ferie l’anno.
E’ risaputo che al 10 giugno alla chiusura delle scuole gli alunni che non hanno debiti formativi da colmare o gli esami hanno un periodo di vacanza della durata di tre mesi. Erroneamente in molti pensano che anche gli insegnanti abbiano lo stesso quantitativo di ferie. Ovviamente la categoria tirata in ballo non ci sta e ricorda che gli insegnanti hanno 36 giorni di ferie l’anno come tutti gli altri dipendenti pubblici italiani.

Ma è davvero così?
Ispirato dall'immagine postata arrivata alla mia attenzione pochi giorni fa, apriamo una nuova rubrica chiamata operazione verità nella quale proveremo a tacere o confermare questa presunta diceria.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quinta parte: Una nuova identità


Quinto ed ultimo
appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti di linea editoriale, le vicende politiche e giudiziarie connesse alla rete, arrivando agli anni recenti: anni nei quali l'emittente Mediaset si sta imponendo come una stazione televisiva imperniata sull'informazione ed approfondimento in diretta concorrenza con La 7.
 
Nel precedente appuntamento abbiamo analizzato le problematiche sorte tra la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 2000, quando in seguito alla mancata assegnazione della concessione nazionale di trasmissione, Rete 4 venne giudicata a più riprese abusiva. Fu la politica (ed in particolare il Governo Berlusconi) con una serie di leggi ad hoc a permettere a l network berlusconiano di poter esistere e continuare a trasmettere (anche a discapito di altri network che avevano ottenuto la concessione nazionale).
Inoltre in seguito ad un corposo taglio di budget operato dal management Mediaset (a vantaggio delle altre reti del gruppo) e dalla scelta di riposizionare l'emittente su un target adulto, Rete 4 comincia a soffrire della crisi di ascolti arrivando in poco tempo a dimezzare lo share medio di ascolto.
Con l'abbandono della direzione del TG4 di Emilio Fede e l'arrivo alla direzione di rete di Sebastiano Lombardi, Rete 4 sembra prendere un nuovo corso.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede


Quarto appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti editoriali e le vicende editoriali politiche e giudiziarie connesse arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel precedente appuntamento abbiamo raccontato come negli anni anni 90, grazie alla Legge Mammì i network nazionali privati (Rete 4 compresa) sono stati legittimati a trasmettere. In questo decennio la terza rete televisiva della Fininvest (poi nel 1996 divenuta Mediaset), ha vissuto due cambiamenti di linea editoriale. 
Se nella prima metà degli anni 90 è stata l'emittente italiana di riferimento per telenovelas e soap opera, nella seconda metà del decennio, durante la direzione di Vittorio Giovanelli, Rete 4 è stata trasformata in una rete dedicata prevalentemente all'intrattenimento per tutta la famiglia in diretta concorrenza con le ammiraglie Rai, Mediaset e Tele Monte Carlo.
Tuttavia già dall'inizio del decennio l'eccessiva concentrazione di canali televisivi nazionali da parte di un solo editore (la Fininvest/Mediaset) stava causando problemi di tipo giuridico.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo


Terzo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che l'emittente ha vissuto, i cambiamenti editoriali, le vicende giudiziarie arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel secondo appuntamento abbiamo raccontato la vita dell'emittente a cavallo tra il 1985 e il 1990: anni in cui l'eredita di Rete 4 è stata raccolta dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. Anni non facili per la terza emittente del gruppo alle prese con cambiamenti radicali di linea editoriale e l'oscuramento dei network commerciali deciso dei Pretori di Roma Torino e Pescara. 
A risolvere la situazione intervennero i Governi dell'epoca: prima con i Decreti Berlusconi che consentivano (seppur transitoriamente) la prosecuzione delle trasmissioni dei network privati e infine dalla Legge Mammì che legalizzava la presenza nell'etere delle emittenti televisive nazionali.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest


Secondo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti di indirizzo, le vicende giudiziarie connesse, barrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento giornalistico.
 
Nel primo appuntamento abbiamo raccontato la volontà da parte del gruppo Mondadori, il gruppo editoriale de L'Espresso e l'editore Carlo Maria Perrone di sviluppare un network televisivo nazionale imperniato sulla cultura e l'approfondimento. Inoltre sono stati raccontati i primi anni di vita del network, fatti di onerose acquisizioni di diritti e ingaggi di personaggi famosi. Nonostante i primi successi, le ambizioni della nuova rete si sono scontrate contro una concorrenza agguerritissima ed alcune scelte editoriali sbagliate.
A "salvare" la rete intervenne Silvio Berlusconi il quale con la Fininvest nell'agosto del 1984 acquisì il 50% dell'emittente facendosi carico dei debiti accumulati. Con l'entrata di scena di Berlusconi escono dall'assetto societario sia il gruppo editoriale L'Espresso di Carlo Caracciolo che Carlo Maria Perrone, mentre rimase la Mondadori in una gestione combinata con la Fininvest.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Prima parte: Una televisione culturale

Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è una delle reti televisive generaliste che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico. Per anni Rete 4 è stata considerata dagli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che in realtà nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito. 

In questa serie ripercorreremo la storia di questa emittente, dagli albori arrivando agli anni recenti. In questa prima parte si approfondirà l'aspetto meno conosciuto dell'emittente: la sua fondazione e i primi anni di vita quando gli allora fondatori e proprietari (il gruppo Mondadori, il gruppo L'Espresso e l'editore Perrone) decisero di sfidare la Rai e il network Canale 5 proponendo una televisione di carattere culturale.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset

 


Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è l’emittente del gruppo Mediaset che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico (in diretta concorrenza con La7).

Per anni è stata considerata dai critici e gli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che Rete 4 nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito.

Come quasi tutte le televisioni generaliste, anche Rete 4 soffre della crisi di ascolti che sta attanagliando un po' tutta la televisione lineare ma ancora oggi la terza emittente del gruppo Mediaset è fedelmente seguita da un pubblico prevalentemente anziano (a cui una parte della programmazione è rivolta)

In occasione dei 40 anni dalla nascita dell'emittente, ripercorreremo la storia, i cambiamenti di proprietà, i tanti cambi di linea editoriale, i guai giudiziari che la rete ha vissuto, arrivando agli anni recenti, quando in una strategia di riposizionamento, il management Mediaset ha deciso di focalizzare l’emittente sull’informazione e l'approfondimento giornalistico in diretta concorrenza con La7.

 

Prima Parte: Una televisione culturale

Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest

Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo

Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede

Quinta parte: Una nuova identità


L'assurda storia dei Jalisse. Da star musicali europee a meteore


Ricordate il duo musicale dei Jalisse? Da quasi sconosciuti, senza alcuna casa discografica d’appoggio vinsero la 47^ edizione del Festival di Sanremo contro una concorrenza agguerritissima.
Seguirono un ottimo quarto posto all’Eurovision Song Contest del 1997 (erano tra i favoriti alla vittoria) ed un oblio musicale che dura da più di vent’anni. Recentemente hanno fatto scalpore le parole di Alessandra Drusian e Fabio Ricci i quali hanno reso noto che il loro duo ha presentato negli ultimi anni, ben 25 canzoni inedite da portare al Festival di Sanremo. Tutte scartate. Che queste canzoni non fossero tutte all’altezza della kermesse canora? Mah.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande



Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.

È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese. 

In questa serie si ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti. Anni nei quali l'emittente terzopolista è riuscita ad imporsi ed essere considerata non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7

Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente

Terza parte: La narcotizzazione della rete

Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione

Quinta parte: la rivoluzione e i record di ascolto

Sesta parte: Un nuovo editore

Videolina si compra Sardegna Uno. Una panoramica sullo stato del sistema mediale isolano

La notizia è di pochi giorni fa e non è passata inosservata agli addetti ai lavori ed appassionati. Stando alle indiscrezioni sembrerebbe che Sardegna Uno (una delle principali emittenti televisive della Sardegna, nonché diretta concorrente di Videolina) sarà rilevata da Sergio Zuncheddu: attuale editore de l'Unione Sarda, nonché delle due principali emittenti regionali sarde Videolina e TCS.

Questa acquisizione è il frutto di una gestione scellerata di Sardegna Uno che negli anni è stata impoverita, poi indebitata e negli ultimi mesi ha rischiato un fallimento.

Con l'acquisizione da parte di Zuncheddu si potrebbero (il condizionale parlando di emittenza locale è d'obbligo) salvare le professionalità della storica emittente cagliaritana ma si creerebbe una posizione di monopolio unica in Italia (le uniche tre televisioni a livello regionale nelle mani di un solo editore). L'occasione è ghiotta per fare una piccola panoramica della situazione del sistema mediale (non più florido) della Sardegna.

-STORIE DI TELEVISIONE- Com'è cambiata la televisione italiana dopo l'undici settembre 2001?

L'11 settembre 2001 è una data storica della storia moderna. È una data spartiacque che divide il mondo tra un prima e un dopo. Molte cose si sono dette in questi 20 anni dalla sciagura dell'attentato terroristico del World Trade Center di New York.
Se la caduta del muro di Berlino ha segnato la fine di un'epoca fatta di scontri, la caduta delle torri gemelle in quel settembre di 20 anni fa ne apriva un'altra.
Sociologi, filosofi ed analisti hanno dibattuto su come la società sia cambiata in seguito a quell'attentato e come i bambini di allora (oggi adulti) siano stati condizionati da quell'attentato e dalla narrazione che se ne fece nei mesi successivi
Anche la televisione cambiò il suo linguaggio.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Sesta parte: Un nuovo editore

Sesto ed ultimo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti, nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.

Nel precedente appuntamento è stato analizzato il periodo intercorso tra il 2010 e il 2013. Questi sono degli anni di gran fermento tra nuove sperimentazioni (la nascita del canale La7d e le prime trasmissioni in alta definizione), graditi ritorni (quello di Daria Bignardi) e di grandi arrivi (su tutti quello di Enrico Mentana alla direzione del telegiornale).
È in questi anni che (complice la politica italiana che da un continuo spettacolo di se) che La7 riesce ad essere sul pezzo con programmi a tema e approfondimenti che interessano il pubblico e riescono ad imporsi nel loro genere tra i più seguiti.

Tuttavia la crisi economica all’interno del gruppo Telecom Italia non lasciava spazio ad altre scelte se non quella di vendere l’ormai storica emittente. Alla fine nel marzo del 2013 l’imprenditore Urbano Cairo, (già concessionario della raccolta pubblicitaria) riesce ad acquistare La7 per un importo di un milione di euro. «Ho preso una patata bollente» dichiarerà Cairo subito dopo l’acquisizione, facendo riferimento alla situazione finanziaria di La7. Fatta l’acquisizione resta da disegnare la nuova La7, restando comunque nel solco dell’informazione ed approfondimento tracciato da Telecom Italia.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quinta parte: la rivoluzione e i record d'ascolto

 


Quinto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.

Nel precedente appuntamento sono stati approfonditi gli anni che vanno dal 2004 al 2010: periodo segnato in gran parte del dalla direzione di Antonio Campo Dall’Orto. È in quel periodo che l’emittente riesce a risvegliarsi dal coma profondo nel quale era stata indotta pochi mesi dopo la partenza sprint e grazie ad un mix di programmi di informazione e di intrattenimento (comunque legati all’attualità), riesce per la prima volta non solo a superare in ascolti Rai 3 e Rete 4 ma anche ad ottenere riconoscimenti e premi per le sue trasmissioni irriverenti e innovative.

Con la direzione di Lillo Tombolini si pensava ad un drastico ridimensionamento delle ambizioni della rete (il centro-destra guidato ancora una volta dal proprietario di Mediaset era di nuovo tornato al governo e pestare troppo i piedi a Berlusconi poteva rivelarsi controproducente per il core-businnes di Telecom Italia).

Tuttavia l’abile Tombolini (affiancato dall’amministratore delegato di rete Giovanni Stella), grazie ad una serie di tagli ad alcune trasmissioni considerate dispendiose (“Le invasioni barbariche” e “Markette”), la valorizzazione di alcune risorse della rete (Maurizio Crozza e Gad Lerner) e l’innesto di nuovi personaggi (Lilli Gruber e Victoria Cabello), riuscirono nel miracolo di tagliare i costi di produzione, producendo comunque dei prodotti di qualità con degli ascolti soddisfacenti.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione


Quarto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali  è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.
Nel precedente appuntamento si è analizzato come già dall’autunno del 2001 (dopo poche settimane di avvio della nuova rete), il nuovo management di Telecom Italia guidato da Marco Tronchetti Provera ed Enrico Bondi abbiano messo in discussione il progetto di una rete giovane e controcorrente. Un progetto giudicato economicamente insostenibile e per di più remando contro i nuovi padroni della politica che avevano visto in La7 un pericolo. La soluzione fu quella di trasformare l’emittente in una sorta di CNN all’italiana dedicando ampio spazio della programmazione all’informazione e approfondimento. Una televisione ininfluente a basso costo e senza grosse ambizioni di ascolto.
In questo capitolo si vedrà che dopo due anni di narcotizzazione della rete, l’arrivo alla direzione di La7 di Antonio Campo dall’Orto, porta nuova linfa alla rete terzopolista (grazie a nuove produzioni e sperimentazioni), la quale tuttavia continuerà ad essere imperniata nell’informazione.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Terza parte: La narcotizzazione della rete

Terzo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi come una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Nella puntata precedente è stato raccontato come la nascita di una rete giovane e di opposizione aveva spaventato i competitors di Rai e Mediaset ma anche il governo appena insediatosi il quale vedeva in La7 un potenziale nemico. 

In questo appuntamento si approfondirà la gestione di La7 in seguito all'acquisizione di Telecom Italia da parte di Marco Tronchetti Provera. È già dall'autunno del 2001 che i progetti su La7 saranno ridiscussi, gli investimenti ridotti, gli show già venduti agli inserzionisti cancellati, arrivando ad una trasformazione dell'emittente in una sorta di all news all'italiana.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente

 


Secondo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi come una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Se nella prima puntata sono state analizzate le origini storiche di La7 partendo dall'antesignana Tele Monte Carlo, in questo appuntamento il focus verrà spostato verso i primi mesi di gestione dell’emittente terzopolista guidata dal tandem Seat Pagine Gialle – Telecom Italia; di come la nascita di un terzo polo televisivo avesse dato molto fastidio ai concorrenti, arrivando al nuovo assetto societario di Telecom Italia il quale ridiscute tutti i progetti e le ambizioni dell’emittente.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7



Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.
È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese. 

In questa serie ho intenzione di ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi ed essere considerata dai più non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

La vera storia dello skatepark di Sassari -terza parte-

Nuova puntata de :"la vera storia dello skatepark di Sassari". Un piccolo excursus storico dove -documenti alla mano- viene raccontata nel dettaglio la storia dell'impianto di skateboard e pattinaggio di Sassari, dalla sua costruzione, alle diverse gestioni susseguitesi arrivando ai giorni nostri.

Nella seconda parte abbiamo raccontato come subito dopo l'ultimazione dell'impianto il Comune decise di affidare provvisoriamente la struttura all'associazione Skate Bike Roller in attesa di un bando per la sua gestione.
Nascono molte polemiche alimentate da un gruppo di skater locali culminate in una serie di proteste, una shitstorm sui social e la divisione degli skater in due fazioni.

Nel frattempo la gara d'appalto giunge al termine e ad avere in gestione lo Skatepark è il Centro Sportivo Italiano (un importante ente di promozione sportiva di stampo cattolico).

Cosa succede in seguito?

La vera storia dello Skatepark di Sassari -seconda parte-

Secondo appuntamento de: "La vera storia dello skatepark di Sassari" con il quale si sviscera la tormentata storia dell'impianto di skateboard e pattinaggio presente a Sassari, dalle tante petizioni per la sua costruzione alle varie polemiche susseguitesi negli anni successivi.

Nella prima parte abbiamo analizzato come nei primi anni 2000 lo skateboarding diventò uno sport molto popolare anche in terra sarda e necessitavano delle strutture idonee alla sua pratica. Grazie a delle petizioni, a dei comitati e anche a delle giunte comunali lungimiranti anche Sassari si è potuta dotare di uno dei migliori skatepark presenti in Italia.

Cosa succede nei mesi a seguire?