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I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quinta parte: Una nuova identità


Quinto ed ultimo
appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti di linea editoriale, le vicende politiche e giudiziarie connesse alla rete, arrivando agli anni recenti: anni nei quali l'emittente Mediaset si sta imponendo come una stazione televisiva imperniata sull'informazione ed approfondimento in diretta concorrenza con La 7.
 
Nel precedente appuntamento abbiamo analizzato le problematiche sorte tra la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 2000, quando in seguito alla mancata assegnazione della concessione nazionale di trasmissione, Rete 4 venne giudicata a più riprese abusiva. Fu la politica (ed in particolare il Governo Berlusconi) con una serie di leggi ad hoc a permettere a l network berlusconiano di poter esistere e continuare a trasmettere (anche a discapito di altri network che avevano ottenuto la concessione nazionale).
Inoltre in seguito ad un corposo taglio di budget operato dal management Mediaset (a vantaggio delle altre reti del gruppo) e dalla scelta di riposizionare l'emittente su un target adulto, Rete 4 comincia a soffrire della crisi di ascolti arrivando in poco tempo a dimezzare lo share medio di ascolto.
Con l'abbandono della direzione del TG4 di Emilio Fede e l'arrivo alla direzione di rete di Sebastiano Lombardi, Rete 4 sembra prendere un nuovo corso.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede


Quarto appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che ha vissuto, i cambiamenti editoriali e le vicende editoriali politiche e giudiziarie connesse arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel precedente appuntamento abbiamo raccontato come negli anni anni 90, grazie alla Legge Mammì i network nazionali privati (Rete 4 compresa) sono stati legittimati a trasmettere. In questo decennio la terza rete televisiva della Fininvest (poi nel 1996 divenuta Mediaset), ha vissuto due cambiamenti di linea editoriale. 
Se nella prima metà degli anni 90 è stata l'emittente italiana di riferimento per telenovelas e soap opera, nella seconda metà del decennio, durante la direzione di Vittorio Giovanelli, Rete 4 è stata trasformata in una rete dedicata prevalentemente all'intrattenimento per tutta la famiglia in diretta concorrenza con le ammiraglie Rai, Mediaset e Tele Monte Carlo.
Tuttavia già dall'inizio del decennio l'eccessiva concentrazione di canali televisivi nazionali da parte di un solo editore (la Fininvest/Mediaset) stava causando problemi di tipo giuridico.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo


Terzo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che l'emittente ha vissuto, i cambiamenti editoriali, le vicende giudiziarie arrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento. 

Nel secondo appuntamento abbiamo raccontato la vita dell'emittente a cavallo tra il 1985 e il 1990: anni in cui l'eredita di Rete 4 è stata raccolta dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. Anni non facili per la terza emittente del gruppo alle prese con cambiamenti radicali di linea editoriale e l'oscuramento dei network commerciali deciso dei Pretori di Roma Torino e Pescara. 
A risolvere la situazione intervennero i Governi dell'epoca: prima con i Decreti Berlusconi che consentivano (seppur transitoriamente) la prosecuzione delle trasmissioni dei network privati e infine dalla Legge Mammì che legalizzava la presenza nell'etere delle emittenti televisive nazionali.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest


Secondo appuntamento de: I 40 anni di Rete4. Un'inchiesta nella quale si ripercorre la storia della terza emittente del gruppo Mediaset, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti di indirizzo, le vicende giudiziarie connesse, barrivando all'attuale linea editoriale imperniata sull'informazione e l'approfondimento giornalistico.
 
Nel primo appuntamento abbiamo raccontato la volontà da parte del gruppo Mondadori, il gruppo editoriale de L'Espresso e l'editore Carlo Maria Perrone di sviluppare un network televisivo nazionale imperniato sulla cultura e l'approfondimento. Inoltre sono stati raccontati i primi anni di vita del network, fatti di onerose acquisizioni di diritti e ingaggi di personaggi famosi. Nonostante i primi successi, le ambizioni della nuova rete si sono scontrate contro una concorrenza agguerritissima ed alcune scelte editoriali sbagliate.
A "salvare" la rete intervenne Silvio Berlusconi il quale con la Fininvest nell'agosto del 1984 acquisì il 50% dell'emittente facendosi carico dei debiti accumulati. Con l'entrata di scena di Berlusconi escono dall'assetto societario sia il gruppo editoriale L'Espresso di Carlo Caracciolo che Carlo Maria Perrone, mentre rimase la Mondadori in una gestione combinata con la Fininvest.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset. Prima parte: Una televisione culturale

Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è una delle reti televisive generaliste che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico. Per anni Rete 4 è stata considerata dagli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che in realtà nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito. 

In questa serie ripercorreremo la storia di questa emittente, dagli albori arrivando agli anni recenti. In questa prima parte si approfondirà l'aspetto meno conosciuto dell'emittente: la sua fondazione e i primi anni di vita quando gli allora fondatori e proprietari (il gruppo Mondadori, il gruppo L'Espresso e l'editore Perrone) decisero di sfidare la Rai e il network Canale 5 proponendo una televisione di carattere culturale.

I 40 anni di Rete 4. Storia della terza rete televisiva Mediaset

 


Il 4 gennaio del 1982 nasceva ufficialmente Rete 4. La terza rete televisiva oggi appartenente al gruppo Mediaset ha una storia molto interessante, fatta di diverse vite, differenti linee editoriali, e differenti proprietà. Diverse volte la sua permanenza nell’etere televisivo è stata messa in discussione sia da leggi italiane che da quelle europee e numerose sentenze.

Oggi è l’emittente del gruppo Mediaset che è maggiormente focalizzata nell’informazione ed approfondimento giornalistico (in diretta concorrenza con La7).

Per anni è stata considerata dai critici e gli analisti televisivi come l’emittente delle telenovelas ed il centro nevralgico del credo Berlusconiano, ma forse non tutti sanno che Rete 4 nasce come una televisione di carattere culturale destinata ad un pubblico adulto ed istruito.

Come quasi tutte le televisioni generaliste, anche Rete 4 soffre della crisi di ascolti che sta attanagliando un po' tutta la televisione lineare ma ancora oggi la terza emittente del gruppo Mediaset è fedelmente seguita da un pubblico prevalentemente anziano (a cui una parte della programmazione è rivolta)

In occasione dei 40 anni dalla nascita dell'emittente, ripercorreremo la storia, i cambiamenti di proprietà, i tanti cambi di linea editoriale, i guai giudiziari che la rete ha vissuto, arrivando agli anni recenti, quando in una strategia di riposizionamento, il management Mediaset ha deciso di focalizzare l’emittente sull’informazione e l'approfondimento giornalistico in diretta concorrenza con La7.

 

Prima Parte: Una televisione culturale

Seconda parte: La Rete 4 targata Fininvest

Terza parte: Gli anni 90 tra sperimentazioni e Berlusconismo

Quarta parte: Gli anni 2000 dal Lodo Rete 4 all'addio di Emilio Fede

Quinta parte: Una nuova identità


-STORIE DI TELEVISIONE- Quelli che...il calcio. Storia di una trasmissione iconica uccisa dal calcio spezzatino

Era il 26 settembre del 1993 quando sui teleschermi di Rai 3 prese il via una trasmissione sperimentale che sarebbe dovuta durare pochi mesi e che invece è rimasta in onda ininterrottamente per quasi 30 anni. Stiamo parlando di "Quelli che il calcio". Trasmissione a metà strada tra l'informazione sportivo-calcistica e l'intrattenimento, che negli anni ha fatto numerosi ascolti, rivoluzionato il racconto del calcio in televisione, ha vinto premi e riconoscimenti e lanciato le carriere di numerosi personaggi comici.

I 60 anni di Rai 2 in 15 momenti topici


Il 4 novembre 1961 il panorama televisivo italiano dominato dalla Rai con il solo Programma Nazionale fu scosso da una piccola rivoluzione: la nascita del Secondo Programma (quella che oggi è meglio conosciuta come Rai 2).

La storia della seconda rete televisiva della Rai è molto affascinante e piena di suggestioni. La sua vita ha conosciuto cambi di identità, rivoluzioni e stravolgimenti. Se nelle intenzioni iniziali dei dirigenti Rai, il Secondo Programma doveva essere una rete con un minore budget e lo spazio dove far crescere le nuove leve dell'intrattenimento televisivo; con la liberalizzazione del panorama televisivo e la frammentazione dell'offerta televisiva, la seconda rete Rai (pur conservano quell'impianto tipico della televisione generalista) si è specializzata verso un target giovanile (in diretta concorrenza con Italia1), in parte riuscendovi in parte meno.

In questo post vorrei celebrare i 60 anni di Rai 2 raccogliendo i quindici momenti più topici della rete cadetta Rai, per poi fare una riflessione su cosa è quest’emittente e del perché oggi molti studiosi di televisione sostengano quasi all'unisono che questa debba essere una rete da riformare.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande



Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.

È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese. 

In questa serie si ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti. Anni nei quali l'emittente terzopolista è riuscita ad imporsi ed essere considerata non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7

Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente

Terza parte: La narcotizzazione della rete

Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione

Quinta parte: la rivoluzione e i record di ascolto

Sesta parte: Un nuovo editore

-STORIE DI TELEVISIONE- Com'è cambiata la televisione italiana dopo l'undici settembre 2001?

L'11 settembre 2001 è una data storica della storia moderna. È una data spartiacque che divide il mondo tra un prima e un dopo. Molte cose si sono dette in questi 20 anni dalla sciagura dell'attentato terroristico del World Trade Center di New York.
Se la caduta del muro di Berlino ha segnato la fine di un'epoca fatta di scontri, la caduta delle torri gemelle in quel settembre di 20 anni fa ne apriva un'altra.
Sociologi, filosofi ed analisti hanno dibattuto su come la società sia cambiata in seguito a quell'attentato e come i bambini di allora (oggi adulti) siano stati condizionati da quell'attentato e dalla narrazione che se ne fece nei mesi successivi
Anche la televisione cambiò il suo linguaggio.

-STORIE DI TELEVISIONE- A trent'anni dalla prima puntata di "Non è la Rai". Storia di un fenomeno televisivo.


Era il 9 settembre del 1991 (30 anni fa) quando nella fascia prandiale di Canale 5 approdò una trasmissione insolita, nonchè il primo programma della televisione commerciale ad andare in onda in diretta. Il titolo era: Non è la Rai, vero fenomeno di costume dei primi anni novanta e rievocato continuamente dagli storici della televisione e dai nostalgici.

Il programma segna anche il passaggio di Gianni Boncompagni (storico autore e regista televisivo) nella televisione commerciale.

Non è la Rai andò in onda per quattro edizioni prima su Canale 5 e successivamente su Italia 1 ed è la prima trasmissione che sdoganò il personaggio televisivo senza alcun talento che fa una breve carriera in televisione grazie alla sua bellezza fisica.

-STORIE DI TELEVISIONE- Cos'era il Festivalbar e perchè un suo ritorno non è auspicabile


In questi giorni Mediaset Extra sta trasmettendo l’edizione del 2001 del Festivalbar, la storica kermesse musicale itinerante dell’estate italiana andata in onda per oltre 40 anni e non più programmata dall’ormai lontano 2007. Quella del Festivalbar è una storia interessante: una trasmissione entrata nell’immaginario comune di 4 generazioni di ragazzi ormai adulti i quali tuttora affollano i forum e i social network di speranze per una sua riproposizione futura.
Ma cos’era effettivamente il Festivalbar e perché una sua riproposizione oggi sarebbe una pazzia? 

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Sesta parte: Un nuovo editore

Sesto ed ultimo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti, nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.

Nel precedente appuntamento è stato analizzato il periodo intercorso tra il 2010 e il 2013. Questi sono degli anni di gran fermento tra nuove sperimentazioni (la nascita del canale La7d e le prime trasmissioni in alta definizione), graditi ritorni (quello di Daria Bignardi) e di grandi arrivi (su tutti quello di Enrico Mentana alla direzione del telegiornale).
È in questi anni che (complice la politica italiana che da un continuo spettacolo di se) che La7 riesce ad essere sul pezzo con programmi a tema e approfondimenti che interessano il pubblico e riescono ad imporsi nel loro genere tra i più seguiti.

Tuttavia la crisi economica all’interno del gruppo Telecom Italia non lasciava spazio ad altre scelte se non quella di vendere l’ormai storica emittente. Alla fine nel marzo del 2013 l’imprenditore Urbano Cairo, (già concessionario della raccolta pubblicitaria) riesce ad acquistare La7 per un importo di un milione di euro. «Ho preso una patata bollente» dichiarerà Cairo subito dopo l’acquisizione, facendo riferimento alla situazione finanziaria di La7. Fatta l’acquisizione resta da disegnare la nuova La7, restando comunque nel solco dell’informazione ed approfondimento tracciato da Telecom Italia.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quinta parte: la rivoluzione e i record d'ascolto

 


Quinto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.

Nel precedente appuntamento sono stati approfonditi gli anni che vanno dal 2004 al 2010: periodo segnato in gran parte del dalla direzione di Antonio Campo Dall’Orto. È in quel periodo che l’emittente riesce a risvegliarsi dal coma profondo nel quale era stata indotta pochi mesi dopo la partenza sprint e grazie ad un mix di programmi di informazione e di intrattenimento (comunque legati all’attualità), riesce per la prima volta non solo a superare in ascolti Rai 3 e Rete 4 ma anche ad ottenere riconoscimenti e premi per le sue trasmissioni irriverenti e innovative.

Con la direzione di Lillo Tombolini si pensava ad un drastico ridimensionamento delle ambizioni della rete (il centro-destra guidato ancora una volta dal proprietario di Mediaset era di nuovo tornato al governo e pestare troppo i piedi a Berlusconi poteva rivelarsi controproducente per il core-businnes di Telecom Italia).

Tuttavia l’abile Tombolini (affiancato dall’amministratore delegato di rete Giovanni Stella), grazie ad una serie di tagli ad alcune trasmissioni considerate dispendiose (“Le invasioni barbariche” e “Markette”), la valorizzazione di alcune risorse della rete (Maurizio Crozza e Gad Lerner) e l’innesto di nuovi personaggi (Lilli Gruber e Victoria Cabello), riuscirono nel miracolo di tagliare i costi di produzione, producendo comunque dei prodotti di qualità con degli ascolti soddisfacenti.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione


Quarto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali  è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.
Nel precedente appuntamento si è analizzato come già dall’autunno del 2001 (dopo poche settimane di avvio della nuova rete), il nuovo management di Telecom Italia guidato da Marco Tronchetti Provera ed Enrico Bondi abbiano messo in discussione il progetto di una rete giovane e controcorrente. Un progetto giudicato economicamente insostenibile e per di più remando contro i nuovi padroni della politica che avevano visto in La7 un pericolo. La soluzione fu quella di trasformare l’emittente in una sorta di CNN all’italiana dedicando ampio spazio della programmazione all’informazione e approfondimento. Una televisione ininfluente a basso costo e senza grosse ambizioni di ascolto.
In questo capitolo si vedrà che dopo due anni di narcotizzazione della rete, l’arrivo alla direzione di La7 di Antonio Campo dall’Orto, porta nuova linfa alla rete terzopolista (grazie a nuove produzioni e sperimentazioni), la quale tuttavia continuerà ad essere imperniata nell’informazione.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Terza parte: La narcotizzazione della rete

Terzo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi come una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Nella puntata precedente è stato raccontato come la nascita di una rete giovane e di opposizione aveva spaventato i competitors di Rai e Mediaset ma anche il governo appena insediatosi il quale vedeva in La7 un potenziale nemico. 

In questo appuntamento si approfondirà la gestione di La7 in seguito all'acquisizione di Telecom Italia da parte di Marco Tronchetti Provera. È già dall'autunno del 2001 che i progetti su La7 saranno ridiscussi, gli investimenti ridotti, gli show già venduti agli inserzionisti cancellati, arrivando ad una trasformazione dell'emittente in una sorta di all news all'italiana.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Seconda parte: Una tv giovane e controcorrente

 


Secondo appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi come una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Se nella prima puntata sono state analizzate le origini storiche di La7 partendo dall'antesignana Tele Monte Carlo, in questo appuntamento il focus verrà spostato verso i primi mesi di gestione dell’emittente terzopolista guidata dal tandem Seat Pagine Gialle – Telecom Italia; di come la nascita di un terzo polo televisivo avesse dato molto fastidio ai concorrenti, arrivando al nuovo assetto societario di Telecom Italia il quale ridiscute tutti i progetti e le ambizioni dell’emittente.

I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Prima parte: Da Tele Monte Carlo a La7



Era il 24 giugno del 2001 quando la storica emittente in lingua italiana del principato di Monaco “Tele Monte Carlo” lasciava il posto ad una nuova emittente edita da Telecom Italia che l’aveva rilevata un anno prima. Siamo parlando di La7: l’emittente costituente il terzo polo televisivo alle spalle dei colossi Rai e Mediaset, famosa oggi per i suoi programmi di informazione e le maratone elettorali.
È proprio in quella giornata estiva che dalle ceneri della storica televisione monegasca nacque un network televisivo che ha vissuto varie vite travagliate, ha conosciuto vari proprietari ed amministratori e ha contribuito a segnare l’agenda politica del paese. 

In questa serie ho intenzione di ripercorre la sua storia, le varie epoche cha ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito arrivando agli anni recenti nei quali l'emittente è riuscita ad imporsi ed essere considerata dai più non più come una cenerentola catodica ma una voce attendibile ed imparziale sull'attualità e sulla politica.

Idee spicciole - opinioni in libertà!


Desideravo da tempo avere un posto online dove poter scrivere le mie opinioni, i pensieri e le riflessioni, ma anche dove poter parlare dei miei interessi, delle passioni e di ciò che mi capita nella vita. In passato la mia presenza online si limitava ai social network e i vari forum disseminati nella rete, trascurando il fatto che su questi strumenti ciò che viene scritto oggi viene dimenticato l’indomani.