I 20 anni di La7. Storia del nanetto televisivo che desiderava diventare grande. Quarta parte: i primi tentativi di sperimentazione


Quarto appuntamento de: I 20 anni di La7. Un racconto nel quale verrà ripercorsa la storia dell’emittente, le varie epoche che la rete ha vissuto, i cambiamenti e le vicissitudini che ha subito, arrivando agli anni recenti nei quali  è riuscita ad imporsi come una voce attendibile e pluralista sull’attualità e sulla politica italiana.
Nel precedente appuntamento si è analizzato come già dall’autunno del 2001 (dopo poche settimane di avvio della nuova rete), il nuovo management di Telecom Italia guidato da Marco Tronchetti Provera ed Enrico Bondi abbiano messo in discussione il progetto di una rete giovane e controcorrente. Un progetto giudicato economicamente insostenibile e per di più remando contro i nuovi padroni della politica che avevano visto in La7 un pericolo. La soluzione fu quella di trasformare l’emittente in una sorta di CNN all’italiana dedicando ampio spazio della programmazione all’informazione e approfondimento. Una televisione ininfluente a basso costo e senza grosse ambizioni di ascolto.
In questo capitolo si vedrà che dopo due anni di narcotizzazione della rete, l’arrivo alla direzione di La7 di Antonio Campo dall’Orto, porta nuova linfa alla rete terzopolista (grazie a nuove produzioni e sperimentazioni), la quale tuttavia continuerà ad essere imperniata nell’informazione.


2004 - 2010: Le prime sperimentazioni

In seguito al cambio di linea editoriale dell’emittente e del nuovo palinsesto partito nel marzo del 2002, La7 era di fatto una rete narcotizzata imbrigliata nell’informazione e approfondimento giornalistico (genere televisivo che in quegli anni era snobbato dal pubblico). Il palinsesto era prevalentemente dedicato a programmi di approfondimento giornalistico, telegiornali, vecchi film, telefilm e documentari. Le trasmissioni erano inframezzate da “Omnibus” un contenitore dove (tra un programma e l'altro) venivano proposte interviste, dibattiti, aggiornamenti giornalistici sui servizi di pubblica utilità (meteo, oroscopo, situazione del traffico sulle autostrade) che traghettava il telespettatore dalle 7 della mattina 19.45, con un aggiornamento in seconda serata.
A differenza delle intenzioni di Colaninno e Pelliccioli (i quali immaginavano una rete battagliera e di opposizione), la nuova La7 non verrà ricordata per il suo spirito battagliero. Tuttavia le trasmissioni documentaristiche come “Sfera”, “Stargate: linea di confine” e "Atlantide" furono apprezzate dalla critica. Inoltre "Omnibus" nel suo essere un programma low cost, nella fascia mattutina riusciva ad avere dei risultati di ascolto discreti anche grazie a dei collaboratori di eccezione come Enrico Vaime il quale gestiva i collegamenti con la società autostrade ed il colonnello Paolo Sottocorona.
Le uniche trasmissioni che regalavano brio all’emittente erano “Il processo di Biscardi” e “Otto e Mezzo”. Quest’ultimo approfondimento dedicato alla politica e società, nella prima fase di vita verrà ricordato soprattutto per i battibecchi tra Giuliano Ferrara e Gad Lerner. Nel 2002 il sodalizio tra i due si interrompe in modo da permettere all’ex direttore del telegiornale di approdare in prima serata alla conduzione del talk show “L’Infedele”, che (dopo alcuni anni di rodaggio) riesce a regalare alla rete degli ascolti soddisfacenti. A prendere il posto di Gad Lerner al fianco di Giuliano Ferrara (in quella che secondo le intenzioni sarebbe dovuta essere la contrapposizione sinistra-destra) ci furono nell’ordine Luca Sofri, Barbara Palombelli e Ritanna Armeni.
Nel 2004 venne chiamato a dirigere La7 Antonio Campo Dall’Orto (giovane manager televisivo che negli anni precedenti aveva ben diretto MTV dandole una forte identità e connotazione). L’obiettivo di Campo Dall’Orto non è facile: risvegliare una rete in stato comatoso rendendola un tantino più nazional-popolare senza stravolgere la struttura dell’emittente, sempre imperniata nell’informazione e approfondimento.

Un mix di informazione, intrattenimento e sport

La linea editoriale del nuovo direttore continua a privilegiare l’approfondimento giornalistico e l’informazione con l’innesto di qualche programma di attualità, intrattenimento e satira. Se da un lato il contenitore “Omnibus” diventa un programma mattutino (fascia oraria nella quale rende meglio), dall’altro lato esordiscono programmi e volti che più segnarono l’emittente durante il decennio come Daria Bignardi con “Le invasioni Barbariche” e Piero Chiambretti con “Markette”. Pubblico e critica si accorgono dei nuovi prodotti innovativi e irriverenti di La7 i quali ottengono non solo dei buoni riconoscimenti di ascolto ma anche numerosi premi.
Furono le trasmissioni di Daria Bignardi, Piero Chiambretti, Daniele Luttazzi e Maurizio Crozza a regalare i primi successi e riconoscimenti alla rete.
È in questi anni che comincia ad esplodere il fenomeno Maurizio Crozza. Il comico che ha fatto scuola con la Gialappa's, nel suo programma “Crozza Italia” (primo di una lunga serie di nomi) prende di mira i personaggi della politica, dello spettacolo e della chiesa ottenendo degli ottimi ascolti superando anche le reti minori di Rai e Mediaset. 
Queste trasmissioni pur essendo di intrattenimento, erano legate a doppio filo con l’attualità: quindi se da un lato si scardinava parzialmente il progetto di un all news stile CNN, dall’altro lato la rete rimaneva legata anche con i programmi di intrattenimento all'attualità.
Entusiasta della linfa portata dai nuovi innesti, la proprietà comincia a fare i primi investimenti tecnologici: grazie ad una serie di acquisizioni di vecchie emittenti locali, La7 riesce ad incrementare il suo segnale analogico e a far partire le sue prime frequenze sul digitale terrestre nelle quali oltre ai canali editi da Telecom Italia (La7 ed MTV) trovò spazio anche un bouquet di canali a pagamento a marchio La7 (denominato “Cartapiù”) i quali trasmettevano in diretta le partite di Serie A e B di alcune tra le più importanti realtà provinciali del calcio italiano commentate da telecronisti di eccezione tra i quali anche Bruno Pizzul.
Le principali proposte sportive di La7  
furono ospitate anche sui canali televisivi
La7 Sport (in chiaro) e su Cartapiù (a pagamento)
Anche se il servizio a pagamento di Cartapiù fu dismesso pochi anni dopo, lo sport fu di casa anche nell’emittente principale di Telecom Italia. Dal 2004 divenne media partner della nazionale italiana di rugby e trasmise per diversi anni le partite del torneo Sei Nazioni di rugby.
Non solo rugby: è in quegli anni che La7 riuscì ad accaparrarsi i diritti di trasmissione della Coppa Uefa di calcio, del mondiale Superbike e dell’America’s Cup. Manifestazioni sportive considerate minori ma che grazie alla trasmissione su La7 ottennero una buona popolarità anche in Italia, tanto da far ingolosire negli anni futuri i competiors di Rai, Mediaset e Sky, i quali avendo maggiori disponibilità economiche riuscirono ad accaparrarsi i diritti.
Lo sport fu di casa a La7 tanto da convincere la proprietà a varare un nuovo canale sul digitale terrestre dedicato allo sport e diretto da Aldo Biscardi (canale durato in realtà molto poco anche a causa della scarsa diffusione del digitale terrestre).
Nello stesso periodo sulla scia del filone dei reality show che stavano facendo le fortune di Rai e Mediaset, La7 si aggiudicò i diritti di trasmissione in chiaro dei reality (in precedenza trasmessi da Sky) “Cambio Moglie” e “SOS tata” (trasmissioni che furono considerate come dei case study).
Daniele Luttazzi e il discusso "Decameron"
Intanto nuove trasmissioni sia di approfondimento giornalistico che di intrattenimento, approdano nell’emittente di Telecom Italia e se da una parte Aldo Biscardi traslocò il suo processo su un'altra emittente (sostituto alla guida della redazione sportiva da Darwin Pastorin), arrivarono comunque personaggi come Antonello Piroso (che dopo il successo di "Omnibus" divenne direttore del telegiornale e conduttore del talk show “Niente di personale”), e Daniele Luttazzi. Quest’ultimo personaggio fu la principale scommessa di Antonio Campo dall’Orto. Luttazzi era 5 anni che non lavorava in televisione a causa dell’editto bulgaro che era stato emanato in Rai. L’attesa per il ritorno del personaggio era enorme e le prime 5 puntate del suo “Decameron” ottennero degli ascolti record (facendo diventare La7 la terza emittente più vista della serata). Tuttavia, al termine della quinta puntata, la direzione di rete decise per la cancellazione dello show a causa di una battuta di Luttazzi contro Giuliano Ferrara (allora volto di punta de La7). Luttazzi sostenne che la causa della cancellazione fosse la puntata successiva (già registrata e mai trasmessa) riguardanti gli scandali vaticani. Sta di fatto che le due parti finiscono a processo e nel 2012 il tribunale di Roma stabilì che la sospensione del programma di Luttazzi fu illegittima.
Nonostante l’affaire Luttazzi le trasmissioni di La7 continuavano ad avere un discreto gradimento, grazie anche agli arrivi  di Luca Telese con “Tetris” e di Ilaria D’Amico con “Exit” ma pur sempre con ascolti ed entrate pubblicitarie notevolmente inferiori a Rai e Mediaset.

La nuova crisi e la ripartenza

Nel 2007, in seguito all’abbandono della direzione di rete da parte di Antonio Campo dall’Orto per dedicarsi alla gestione dei canali Viacom nel sud Europa, la rete deve far fronte ad una grave crisi finanziaria all’interno del gruppo Telecom Italia, tant’è che il nuovo amministratore delegato Franco Bernabè non esclude una una vendita o addirittura di una chiusura dell’emittente.
Non trovando acquirenti, il nuovo direttore di rete Lillo Tombolini (già direttore di Tele Monte Carlo negli anni 90) è costretto a tagliare ulteriormente i costi dell’emittente a scapito delle trasmissioni di Daria Bignardi e Piero Chiambretti (giudicate troppo onerose) i quali traslocarono verso Rai e Mediaset. Nonostante l’abbandono di Bignardi e Chiambretti, l’emittente riesce a rafforzarsi grazie alle trasmissioni esistenti di Gad Lerner, Maurizio Crozza (che nel frattempo è stato promosso in prima serata), Ilaria D’Amico, Andrea Purgatori ed Antonello Piroso.
Inoltre i nuovi ingressi di Lilli Gruber, la quale ridisegnò lo storico programma "Otto e Mezzo"(facendolo diventare negli anni il talk show più seguito e più ambito) e Victoria Cabello (con il suo “Victor Victoria”), diedero vigore alla fascia serale dell’emittente ed alla seconda serata lasciata libera da Chiambretti.
Anche il cinema ebbe una discreta rilevanza in questa fase di La7. Nonostante l’assenza di prime visioni o titoli di richiamo, durante le estati afose l'emittente dedicava ampio spazio alla trasmissione del suo comunque vasto catalogo di film d'annata e d'autore all'interno dei cicli “la 25^ ora” e “La valigia dei sogni” condotti da Simone Annicchiarico.
Se il 2010 è cominciato con alcune deludenti sperimentazioni (tra le quali il “Barbareschi shock” con Luca Barbareschi), nella primavera inoltrata si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile arrivo alla direzione del telegiornale di Enrico Mentana, cosa che di fatto avvenne durante l'estate.
È con l'arrivo di Mentana a La7 che, (a distanza di 9 anni da quel tentativo abortito di sfidare Rai e Mediaset)  si tenterà nuovamente il grande passo sfidando i colossi di Rai, Mediaset e Sky, questa volta in un contesto più congeniale alla rete: quello dell'approfondimento. Ma quello che succede nei mesi successivi sarà parte del prossimo appuntamento de I 20 anni di La7.

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